Chi ha paura delle streghe?

Posted on 18 marzo 2014

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“Es una bruja, mamá. ¡Una bruja! Mira, mamá, como se mueve… y no se le ven los ojos”.

Solleva il piccolo dito indice di 4 anni e un po’, quasi 5, ma solo quando Lei le ha già abbondantemente superate in direzione contraria; sì, ecco, solo quando si sente al sicuro, punta l’indice in direzione delle Sue spalle e sussurra alla madre una deduzione precisa e certa, assertiva anche se pronunciata in quel tono sommesso per paura di esser sentita dalla bruja che le ha appena sfiorato la spalla all’incrocio. Ma la madre non le presta attenzione ché è sabato mattina, quasi ora di pranzo, e bisogna correre di corsa a casa per finire di preparare e apparecchiare la tavola e –casi se me olvida- comprare il pane prima di rientrare, adesso, quì all’angolo. Strattona il braccio della piccola appendice di 4 anni e un po’, quasi 5, e la piccola non può far altro che obbedire, prigioniera e inascoltata. Si volta, però, di nuovo, solo un attimo, prima che la madre la trascini via per sempre, e vede che la giovane figura di nero vestita imita i suoi movimenti come un riflesso di specchio e si volta, anch’essa, e la scruta da dietro gli occhiali da sole.

“Es una bruja, mamá. ¡Una bruja! Una bruja de verdad y me sonríe… bondadosa.”

Il potere di bene e di nero vestito si mostra alla sveglia innocenza, e le sorride, in un freddo sabato mattina di sole e primavera precoce: i cuori gentili non abbian timore.

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