Moltitudini o Solitudini.

Posted on 11 luglio 2014

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Certa solitudine non sai da dove ti viene e allora pensi che è un’atavica marca di nascita e quindi non hai mica molto da fare per gestirla.

Certa solitudine ti accompagna anche se sei seduta ad un tavolino di un bar circondata dai tuoi amici.

Quella cosa di sentirsi fuori luogo-senza luogo-disadattato: è la maggiore solitudine che tu possa concepire, pensare, desiderare.

Quella cosa che c’è un sacco di gente tutto intorno e tu, invece, sai di essere l’unica persona sulla faccia della terra.

Poi ti senti con un magone al centro del petto, gli occhi stanchi e lucidi, le lingue che si mischiano, passando dall’italiano, allo spagnolo, all’inglese e d’improvviso capisci tutto d’immediato, eppure, ti pare di non esser più capace di parlare e di guardare.

La solitudine è quella cosa che sei tutto chiuso dentro a chiave e il mondo, fuori addosso intorno, si muove sempre, costante e invariato, senza che tu debba dargli spinta alcuna.

La solitudine è autoreferenziale: un po’ quell’idea che il tuo esserci fa caldo e freddo a nulla fuori, il senso è solo per te stesso.

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