Falta de raíces.

Posted on 20 aprile 2015

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No, grazie, preferisco le cozze al prosciutto. E allora cosa ci sei venuta a fare qui che non c’è nemmanco il mare.

E infatti manco, appunto, manco di aria e tempi. Manco di luce. Manco di braccia e cuori.

Hai perso il vento? Non soffia così forte da queste parti e infatti quando ieri lo hai sentito, d’improvviso, ti sei fatta smuover l’aria dentro. Ma manco, manco di vento, manco di sale, manco se mi prendi e mi stringi e mi azzanni.

Batti le mani, scuotiti le ossa, corri forte e silenziosa.

Guarda in alto cazzo, che ci avete, tutti, ormai, sempre il capo chino su quegli aggeggi che vi portate dietro: piccole appendici di mani nelle quali vi siete rintanati tutti contemporaneamente e quindi adesso ve ne state lì, tutti, nella stessa realtà di prima e di poi e di mai, a testa bassa, però, e bocca chiusa. Allora, se ve ne state lì rinchiusi a chiave tutti insieme nello stesso buco, perché non vi guardate un secondo dritti in faccia, se non gli uni con gli altri, almeno inchiodatevi allo specchio per guardare un paio d’occhi.

E sorridi, cazzo, sorridi agli sconosciuti, riapri un libro, prenditi cura del corpo, della mente e delle tue attenzioni. Smetti di mangiare schifezze, continua a bere, non pensare a quella sigaretta che vuoi accenderti ogni volta, da sempre e sempre più spesso.

Che hai fatto? Prendi una birra? No, grazie, preferisco il vino. Vai già via? Domani ho da fare e voglio andare a letto presto. Come mai sei arrivata tardi? Dove eri, dove sei stata dove vai…

Manco terra e cielo sotto i piedi. Per qualche giorno stattene a braccia spalancate, a fauci aperte, ripensa a ciò che ti fa fremere, urlare, ridere, gridare, strapparti i capelli. Reagire. Sentire.

Manco di sentimenti. Manco di idee. Manchi tu, come prima, che mi tenevi compagnia mentre scrivevo e adesso, stronza, mi hai lasciato andare via.

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