Trenta.

Posted on 30 gennaio 2016

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Quindi sono Trenta e anche se non mi sembra molto più di voler scrivere qui sopra, mi va di festeggiarli con delle parole scritte e inanellate, un po’ come una tradizione che si fa fatica a smettere. Oggi le parole sono state il regalo più bello che ho avuto, direi che le parole sono il regalo in generale più prezioso che ho ricevuto nella vita, di libri e poesia e teatro, di voci diverse e lingue sconosciute, ma oggi, le parole, si sono moltiplicate per diventare commovente bellezza.

I messaggi dalla distanza, biglietti tra i fiori e meravigliose linee di gratitudine e amore inaspettato dai miei alunni, abbracci di nuovi e preziosi amici, presenza di quelli che ci sono sempre stati; di nuovo, come ogni anno, regali inaspettati che non credo mai di meritare e che arrivano, invece, come a conferma di un ritorno di amore che ho paura non sia mai ben comunicato, che temo di non riuscire a trasmettere, e forse è proprio questo quello che più mi commuove: che il mio amore riesca ad arrivare a destinazione anche se io mi sento, da sempre, dura e fredda dentro al mondo, un po’ distante e inafferrabile. Ma forse viene fuori in qualche modo questo costante amore che io sento per quanto di bello mi circonda, persone e gesti soprattutto, e mi sento un po’ serena.

Non farò quindi progetti, non dirò nulla di quel che sto facendo che, comunque, mi pare sia la cosa più vicina all’esser felice che io abbia mai sperimentato.

Ma siccome è di parole che si parla, approfitto per regalarne alcune prese in prestito, lette per caso in giro pochi giorni fa, e con queste fare una piccola, universale dichiarazione d’amore, e mandare almeno un altro verissimo abbraccio a chi non c’è più.

“Voglio bene a te/ e ai tuoi capelli corti/ ai tuoi lacci sciolti/ e alle tue calze giù/ a come sei se ridi/ e a quando metti il muso/ alle tue ginocchia d’ossa/ e ai tuoi occhi seri/ a come muovi le mani/ e a come ti viene sonno/ a come mi saluti/ e a come corri in piazza/ quando con noi c’è il vento e sulle case il cielo/ sta come un mantello viola”

(G. Quarenghi)

 

 

 

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